mercoledì 12 novembre 2014

AMOS OZ. "Giuda" (Feltrinelli)

Poi arriva quel grande romanzo, che pur non essendo immenso e universale come  fu "Una storia d'amore e di tenebra" è pur sempre un bellissimo romanzo: "Giuda" del grande Amos Oz. Mi pare pure come sempre ottimamente tradotto (Elena Loewenthal). Shemuel è un giovane dottorando in storia delle religioni,in crisi personale ed esistenziale, che svolge una tesi su Gesù secondo l'ebraismo, è un socialista sionista della prima generazione post-fondazione dello Stato si Israele (la vicenda si svolge nell'inverno 1959-60) ma non ha più soldi per mantenersi. Sta per lasciare Gerusalemme, quando vede un annuncio: si offre vitto e alloggio e un piccolo stipendio per poche ore di compagnia ad un anziano infermo. Arrivato a casa troverà un vecchio gagliardo e combattivo uomo che ha partecipato all'avventura politica di Ben Gurion, e una donna misteriosa Atalia, che vive con lui ma non è né la moglie, né la figlia.
Sarà proprio lo svelamento dei dolori, delle ragioni, dei risentimenti e dell'odio subito, legato alla vita dell'anziano e di questa affascinante coinquilina a far emergere l'intreccio di temi di questo romanzo, dal quale, oltre ad una Gerusalemme fredda e ruvida, oltre ad un erotismo lieve quanto tagliente, emerge un'analisi lucida di intrecci tra Storia e le due grandi religioni monoteiste sorelle e nemiche.
Si imparano molte cose, attraverso il romanzo 
su di noi, sulla nostra cultura cattolica, su Gesù  (e per rispecchiamento anche sulla cultura ebraica) su che cosa significa avere una fede e tradirla, avere un sogno e tradirlo - o forse che è impossibile non tradire, se questo significa cercare con profondità di sguardo "il punto che non tiene". E di come spesso i visionari sono definiti traditori.
Gli ebrei con Gesù. I Cristiani con Giuda. Gli Israeliani con chi li avvertiva già nel 1948 che "dove c'era uno Stato non poteva essere uno stato  Ebraico, e dove c'era un popolo Ebraico non poteva esserci uno Stato".
Tradire, ma per la verità. Questo vale per gli individui come p
er i popoli in modo diverso.

Oz lascia che scorra via uno  straordinario parallelo, denso, in cui la prosa e la capacità di creare personaggi del grande scrittore riesce a far scivolare anche le pagine più  "saggistiche" del libro e tuttavia necessarie. Perché la storia come le storie individuali, sono molto più complesse di come si presentano e di come  le ideologie, i fanatismi, le religioni - e pure i romanticismi le illusioni - le disegnano.
imparare a decifrare le pieghe della Grande Storia e forse di una intera civiltà semitica dentro quella che potremmo definire una suite da camera per tre personaggi  e molti fantasmi -

. La fondazione di uno stato, il destino di un popolo, la millenaria storia religiosa di una terra, di una città qui dragata via per via, quartiere per quartiere dal suo inquieto protagonista diventano un  percorso interiore e una riflessione sulla Storia complessiva dentro cui sta la vicenda politica di 50 anni di Israele, con tutte le sue contraddizioni impossibili da evitare.
E impariamo che la storia è un perenne attraversamento di contraddizioni in cui pochi sognatori cercano di risolvere le questioni prima, con il dialogo, ma molti uomini grezzi cercano invece di risolverli dopo con la violenza. Che ne apre mille altre, di contraddizioni e di impossibilità.
 Ai romanzi il compito di raccontare i primi, i personaggi traditori e sognatori, i personaggi in crisi, quelli storti, quelli singolari, assoluti..
E se penso a questo romanzo - come l'altro grande di Oz che citavo - confrontato con le banalità lette sulla conflittualità Iraelo Palestinese durante l'assedio di Gaza, non posso che dire grazie al caso e al lavoro che mi ha portato tra le mani questo libro e il privilegio di poterne chiedere al suo autore tra qualche giorno. "Giuda" un altro grande romanzo di Amos Oz, Da leggere. 

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