giovedì 7 aprile 2016

MICHELANGELO PISTOLETTO E LA MELA DI MILANO

 PISTOLETTO E LA MELA DI MILANO
Michelangelo Pistoletto,OVVERO lo specchio dell’arte. E’ noto l’uso che ne ha fatto l’esponente dell’arte povera, diventando ricchissimo. Tutti gli artisti sono specchi di noi. Pistoletto ora ci permette di riflettere sull’uso “social” dell’arte, del resto il suo progetto è da anni molto legato a territorio e fondazione di factory creative.
L’obiettivo – anche a vedere le tante collaborazioni anche con progetti di sostenibilità in cui MP è impegnato – è stato sempre quello di integrare l'elaborazione artistica con idee progetti umani concreti per intervenire anche nella ambiente sociale e naturale.
Un misto di arte educazione ecologia economia, politica spiritualità .Ora è il turno de “ La Mela Reintegrata”, realizzata e installata al centro di piazza del Duomo a Milano per l’apertura dell’EXPO, viene collocata definitivamente in un luogo cardine della città: piazza Duca D'Aosta di fronte alla Stazione Centrale.
Però.
Opera brutta. Brutta in sé e brutta come è stata ri-collocata.
E tuttavia rispecchia alcune cose.
La mela è esattamente quel simboletto lì, che conosciamo tutti e da li parte Pistoletto:scrive
“ natura e artificio. La mela significa natura; il morso della mela significa artificio, così come lo vediamo utilizzato in un marchio di computer mondialmente diffuso posto ad emblema della tecnologia che sostituisce integralmente la natura”.
insomma l’arte è l’apostrofo arguto del luogo comune. Prendi un simboletto facile e noto e replicane di fatto l’iconicità. Pistoletto non spezza l’aura del prodotto di Steve Jobs, semplicemente lo celebra. La funzione ironica dell’arte pop è azzerata.
inoltre L’equilibrio tra artificio e natura qui non c’entra, semmai l’equilibrio tra artifici, perché la collocazione davanti alla Stazione Centrale di Milano non s’accorda granché con la bellezza artificiale, ma come tale quasi “naturale” di un luogo precedentemente costruito con i suoi equilibri. Altro che Mela reintegrata, qui è proprio precipitata, un monolite alieno.
ovviamente responsabilità primaria è della città e delle sue istituzione che lo hanno lì ricollocata.
Ma cosa rivela l’opera e la sua ri-collocazione? Significativo che Pistoletto abbia organizzato, nei giorni precedenti l’inaugurazione dell’opera, un Forum intitolato “2° Rebirth Forum - La Mela Reintegrata” che riunisce, insieme ad alcuni ambasciatori italiani del suo progetto Terzo Paradiso – Rebirth, rappresentanti delle istituzioni pubbliche, docenti e ricercatori universitari, insegnanti, associazioni della società civile e altri soggetti impegnati in pratiche di innovazione responsabile e sostenibile della società. Con il Forum - scrivono - “ si apre a Milano un cantiere operativo della durata di un anno, il cui obbiettivo è attivare i significati della Mela Reintegrata”.
Insomma la società civile nelle intenzioni sarebbe chiamata a decidere dell’arte pubblica: sono i fruitori a fare l’arte " (negli intenti della Pistoletto farm,tradotto: “scrivere una carta di Milano in cui si cerchi di creare qualcosa che mette assieme la sostenibilità dell'urbanistica necessità di tener conto dell'ambiente naturale “ ecc)
intanto è evidente non solo la chiara concettualizzazione avant-apple, sfruttando la pervasività dell’icona già-vista, mutandola in opera.
L’ "opera" poi si completa con la ricollocazione del già-visto, nel luogo pubblico (luogo comune e luogo pubblico vanno a braccetto) E "il pubblico" dei fruitori aderisce - comprendendo il messaggio facile-facile dell’artista –
così il pubblico si equipara, come facitore e come interprete: il pubblico dell'arte pensa di essere all'altezza e non solo passiamo ma attivo come l'artista, uguale poi qui del Grande Artista!.
Che se-duzione: Quindi si sentirà di avallare il suo progetto collettivo, di cui tuttavia egli è promotore insieme all’elite politica e beneficiario dei ricchi finanziamenti sia pubblici che privati.
noi partecipiamo, l’artista incassa. La democrazia è partecipazione, ma non è certo condivisione dei dividendi né dei capitali.
Per fare tutto ciò, l’arte. Che bello.
Quale emblema di ciò che fu-inaccessibile e astruso e diventa invece condiviso? Finalmente un artista si fa capire, dice il pubblico. Con l’ovvio, ma se sottolinei questo sei snob, fai aprte delle cricche.
Non si accorge il pubblico che operazioni di apertura e facilitazione ai significati come questa sono proprio la pellicola che maschera cricche vere, mentre invece chi critica questa operazione lo fa da un punto di vista puramente estetico e fuori da ogni circuito di benefici monetar innanzitutto e poi di presenza.
Ma il significato dalla Mela Reintegrata? Ammiccare ala tecnologia pop e pervasiva come se quella tecnologia fosse l'emblema della reale mancanza di rapporto integrato con la natura, il simbolo di tutte le sostituzioni e di tutte i simulacri dell'esistenza reale. Pistoletto fa celebra in realtà il compimento del’apple come realizzazione di tutte le avanguardie del 900 che avevano auspicato un ripensamento radicale dell'istituzione dell'arte stessa, proprio per reintegrarla dentro l'esistenza, non per farne un oggetto poetico di elaborazione psico-esistenziale in sé.
l'arte deve farsi non orizzonte di una visione originale, ma farsi prassi diffusa, ridisegnare tutta la realtà. cercando proprio di produrre un elemento che in qualche modo incidesse direttamente sul futuro della realtà. Pistoletto va anche oltre il rapporto tra artista il committente perché l'opera diventa l'esito di una concertazione allargata ai cittadini, spettatore in Opera Aperta. Si tratta di capire la vera democraticità di tutta questa apertura sociale e socializzata dichiarata nelle intenzioni.
Per adesso osservando il Melone alla Stazione, le domande sono sempre metafisiche e piene di enigmi, come per l’arte di sempre: da dove viene? Che cos’è? Perché?


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